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Ogni giorno, in tutti gli angoli del mondo, milioni di informazioni vengono generate e trattate: un patrimonio immenso, sia dal punto di vista economico che organizzativo, a disposizione di persone, imprese ed Enti istituzionali.

Ogni singola informazione e dato ha un suo valore, ma non tutti lo sanno o ne sanno tranne un profitto, non solo di carattere economico.

L’“intelligence” è un campo molto vasto (sebbene nell’immaginario collettivo, sia limitato esclusivamente all’attività di sicurezza informativa da parte degli Stati) che spazia dalle attività di Business Intelligence, a quelle di Tax e Financial Intelligence, di Economical e Strategic Intelligence, che sebbene abbiano metodologie comuni, puntano a raggiungere una gamma di finalità molto varia e differenziata.
L’intelligence è un “modo” di raccogliere e analizzare informazioni per supportare il processo decisionale, finalizzata alla soluzione di un problema o per formulare previsioni relative a potenziali future difficoltà. Non è l’intelligence che decide, infatti, ma è essenziale per chi decide: ha lo scopo di sostenere e guidare nel prendere decisioni consapevoli, in linea con gli obiettivi prefissati e sempre aggiornate rispetto al contesto operativo.

L’analista di Intelligence, cerca le fonti, le organizza, trova le logica di elaborazione nel rispetto delle vigenti normative in materia di trattamento dei dati personali, e fa emergere il “valore aggiunto” per chi, ogni giorno, deve prendere una decisione.

Da due decenni, me ne occupo, nell’ambito della Business Intelligence e della Financial Intelligence, supportando le imprese e la Pubblica Amministrazione nella predisposizione di Business Plan, implementa sistemi di controllo di gestione, modelli di controllo (ad esempio, ex D.Lgs. 231/2001), modelli di gestione del rischio (ad esempio, sistemi di valutazione del credito, di rating e di scoring), modelli di prevenzione (antiriciclaggio, antiusura, anticorruzione), di analisi dei flussi finanziari, creando modelli di elaborazione di profilazione commerciale e finanziaria, effettuando verifiche e stress test di compliance e di robustezza.

 

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Coup de balai au Vatican

Spécial investigation du 17 mars 2014

Le 13 mars 2013, il y a tout juste un an, on découvrait au balcon de Saint-Pierre de Rome un pape surprise : Jorge Mario Bergoglio, cardinal argentin à la retraite, qui prendra le nom de François. Le premier pape non-européen de l’histoire du catholicisme. Dans les arcanes du conclave, la branche américaine a poussé un candidat réformiste, avec un objectif : faire le ménage au Saint-Siège. Sa mission : solder définitivement les dossiers noirs qui ternissent l’image du catholicisme depuis longtemps, comme la pédophilie, les finances occultes du Vatican et les intrigues de palais qui paralysent l’institution.

De déclaration inattendue en geste symbole, François est apparu très vite comme un souverain pontife de rupture. Pape des pauvres, il dénonce sans relâche les méfaits de l’argent roi et regrette la richesse de l’Eglise. Sur la question de la pédophilie, il dit publiquement sa «honte». Politiquement, il entend limiter les prérogatives de sa toute-puissante Curie (le gouvernement du Saint-Siège).

Politique, sexe et argent, les trois péchés du Vatican. Sur tous ces dossiers, il semble vouloir se démarquer de ses prédécesseurs, Benoît XVI et Jean-Paul II. François «le marxiste» rompt avec la ligne ultra-conservatrice des deux pontificats précédents, une véritable révolution… L’action de François réjouit les croyants, mais elle inquiète déjà des intérêts puissants…

Pour SPECIAL INVESTIGATION, le journaliste Jacques Charmelot révèle les dessous cachés de ce virage politique.